Kimi Antonelli vince ancora… ma le sue partenze cominciano davvero a dargli sui nervi
Tre pole position. Tre vittorie. Venti punti di vantaggio in campionato. Sulla carta, Kimi Antonelli sta vivendo un inizio di stagione assolutamente incredibile. Eppure, il pilota della Mercedes è ben lungi dall'essere pienamente soddisfatto. Perché dietro alle statistiche storiche e ai trofei che si accumulano, c'è un problema che continua a complicargli la vita ogni domenica: le sue partenze. E anche a Miami, la questione è tornata sul tavolo fin dai primi metri.
Come nello Sprint del giorno prima, dove aveva perso sei posizioni, Antonelli ha avuto una partenza difficile dalla pole position. Sorpreso dalla frenata molto anticipata di Charles Leclerc alla prima curva, l'italiano ha bloccato le ruote e ha dovuto allargare la traiettoria.
Nel caos provocato proprio dietro di lui dal testacoda di Verstappen, alla fine se l'è cavata piuttosto bene: ha perso solo una posizione.
Un male minore… ma non una soddisfazione.
«Ad essere onesti, oggi non è andata poi così male», ha ammesso dopo la gara, quasi sarcastico. «Credo di aver perso due posizioni, sei nello sprint, quindi è un po' meglio».
Il problema è che in Formula 1, “meno peggio” non è generalmente un obiettivo di carriera.
Un tallone d'Achille in una stagione ancora molto serrata
Antonelli lo sa bene: in una stagione in cui McLaren, Ferrari e Red Bull sono ormai separate da pochi decimi, ogni dettaglio conta.
E perdere posizioni non appena si spengono i semafori diventa un lusso che non può più permettersi.
«Ma no, non è comunque accettabile. Penso che, soprattutto in un weekend come questo, dove i distacchi sono molto più ridotti, questo possa davvero cambiare le carte in tavola.»
A Miami, questo non gli è costato la vittoria. Ma in Giappone, lo scenario era stato ben più drammatico: dalla pole al sesto posto già al primo giro. In Cina, anche Hamilton gli aveva sottratto una posizione alla partenza. E in Australia, era già arretrato nonostante la prima fila.
Insomma, l'argomento comincia a diventare ricorrente.
Anche la Mercedes nel mirino
E Antonelli si rifiuta di portare da solo il peso del problema. Alla Mercedes, Toto Wolff aveva già ammesso dopo lo Sprint un problema tecnico da parte del team riguardo alle procedure di partenza.
Anche il pilota italiano insiste su questa dimensione collettiva.
«Penso quindi che sia un punto su cui anche noi, insieme al team, dobbiamo riflettere, perché ieri, ad esempio, durante lo sprint, la procedura era buona, ma il livello di aderenza che pensavamo di avere semplicemente non c'era.»
In altre parole: il pilota fa quello che può… ma la vettura non sempre gli dà le risposte giuste.
Antonelli riconosce tuttavia che non tutto dipende dalla Mercedes. Lui stesso è ancora in fase di apprendimento in un esercizio estremamente delicato.
«Penso che sia così anche per la squadra, ma soprattutto per me, perché sono ancora un po' incostante, in particolare per quanto riguarda il rilascio della frizione.»
E forse è proprio questo il punto più interessante: nonostante le sue vittorie, nonostante il suo vantaggio in campionato, Antonelli parla ancora come un debuttante consapevole dei propri limiti.
«Non ho ancora quella sicurezza, né quella costanza. Ho ancora una certa incertezza, quindi è un punto importante da migliorare.»
Un'onestà abbastanza rara in F1 da essere sottolineata.
Una maturità che già impressiona
Ciò che colpisce soprattutto a Miami è la sua capacità di non farsi prendere dal panico.
Il giorno prima, durante lo Sprint, la sua frustrazione era evidente. Domenica, nonostante una nuova partenza complicata e la pressione costante di Norris alle sue spalle, Antonelli è rimasto calmo. Tranquillo. Metodico.
E anche questo l'ha percepito.
«Ma penso che oggi abbia gestito meglio la situazione rispetto a ieri. Ieri ero molto frustrato e oggi sono riuscito a rimanere un po' più calmo, a gestire meglio la situazione e a concentrarmi sulla gara.»
Forse è proprio questo l'aspetto più impressionante. Perché, in fondo, Antonelli vince già come un campione… mentre lui stesso ritiene di non padroneggiare ancora completamente le basi.