C'erano punti da conquistare… e sono svaniti in una frazione di secondo. Isack Hadjar ha vissuto una gara frustrante a Miami, interrotta bruscamente già al sesto giro a causa di un errore di cui si assume pienamente la responsabilità.
Il pilota della Red Bull, pur partendo dalla corsia dei box, era partito bene e aveva iniziato una solida rimonta nel gruppo. Il ritmo c'era, così come i sorpassi. Fino a quell'attacco di troppo all'ingresso della chicane: un contatto con il muro interno, una sospensione rotta e una monoposto mandata direttamente fuori pista.
Un errore che a questi livelli non perdona, soprattutto su un circuito cittadino dove il minimo errore si paga a caro prezzo.
A caldo, il francese non ha cercato scuse, tradizionalmente duro con se stesso: «Sono arrabbiato perché avevo un buon ritmo e stavo recuperando facilmente. Sto buttando via punti in modo stupido, sono molto frustrato e, oltre a questo, ho danneggiato la macchina, quindi anche questo conta…»
Un weekend sul filo del rasoio
Perché la constatazione è chiara: la prestazione c'era. In una gara animata, segnata in particolare dallo spettacolare incidente di Gasly e dalle numerose battaglie nel gruppo, Hadjar aveva una vera carta da giocare per entrare in zona punti.
Ma in Formula 1, la gestione del rischio fa spesso la differenza. E su questo punto, il debuttante ammette di aver oltrepassato il limite: «Per tutto il weekend ero al limite, mi sentivo a mio agio con quel limite, e lì non ha funzionato.»
Una lucidità molto matura da parte del giovane pilota, ma anche un brutale promemoria delle esigenze di questa disciplina: «Non sono stato abbastanza preciso, ho corso troppi rischi, e in una gara di 57 giri è normale che a un certo punto qualcosa vada storto. Non sono stato abbastanza intelligente».
Un ritiro frustrante, ma anche formativo. A Miami, Hadjar ha imparato, a sue spese, che la velocità non basta sempre. Gli auguriamo di tornare in forma per il Canada, con quella grinta che lo contraddistingue.