Red Bull riorganizza il proprio reparto tecnico: è tempo di fare tabula rasa e ricostruire

Red Bull riorganizza il proprio reparto tecnico: è tempo di fare tabula rasa e ricostruire
Crediti: Portrait de Laurent Mekies d’Oracle Red Bull Racing au Grand Prix du Japon 2026 à Suzuka. Crédit photo Overtake Agency / Remy Midez

In un contesto caratterizzato da una serie di partenze di rilievo, la Red Bull avvia una profonda riorganizzazione del proprio reparto tecnico. La scuderia austriaca punta su una ridistribuzione delle responsabilità e sull'arrivo di nuovi profili per preservare la propria competitività, alla vigilia di un ciclo regolamentare decisivo.

Dopo alcune stagioni in cui ha visto i suoi cervelli scappare come biglie su un pavimento lucido, Red Bull rimette ordine nella sua casa tecnica. La scuderia austriaca ha ufficializzato una serie di cambiamenti interni, con il chiaro obiettivo di consolidare una struttura messa a dura prova negli ultimi anni.

Un'emorragia difficile da ignorare

Perché sì, alla Red Bull le partenze si sono susseguite a un ritmo da far quasi girare la testa. Figure storiche o strategiche hanno lasciato la nave: Christian Horner, Helmut Marko, Jonathan Wheatley, Rob Marshall, Will Courtenay e persino Craig Skinner. In altre parole, il cuore pulsante del team si è gradualmente alleggerito di molte delle sue arterie principali.

E come se non bastasse, è stato recentemente confermato un nuovo duro colpo: Gianpiero Lambiase, l'ingegnere di gara di Max Verstappen — e vero e proprio direttore d'orchestra alla radio — farà le valigie alla fine del 2028 per passare alla McLaren. Una perdita simbolica e operativa, tanto era centrale il suo ruolo nella complessa meccanica dei weekend.

Ben Waterhouse promosso a direttore tecnico

Di fronte a questo contesto, la Red Bull non resta a guardare. Ben Waterhouse vede ampliate le sue competenze con effetto immediato. Ora ingegnere capo delle prestazioni e della progettazione, assume una responsabilità globale su due pilastri fondamentali: la progettazione delle monoposto e le loro prestazioni in pista.

Un ruolo trasversale, strategico, quasi all'antica — dove si apprezzano ancora gli uomini capaci di avere una visione d'insieme pur rimanendo concentrati sui dati. Waterhouse continuerà a riferire a Pierre Waché, direttore tecnico della scuderia.

Arrivato nel 2014 dalla BMW Sauber, dopo un passaggio alla Toro Rosso come vicedirettore tecnico, conosce la casa come le sue tasche. Dal 2017 era già a capo dell'ingegneria delle prestazioni. Inutile dire che non è certo un novellino.

Rinforzi in arrivo con Andrea Landi

Un altro cambiamento degno di nota: Andrea Landi entrerà a far parte della Red Bull a partire dal 1° luglio come responsabile delle prestazioni, sotto la guida di Waterhouse. Un profilo esperto, che ha lavorato in particolare per la Ferrari e la Racing Bulls, dove ricopriva incarichi tecnici di alto livello.

Un'assunzione che si inserisce in una logica piuttosto chiara: unire la promozione interna e l'apporto di sangue nuovo, per non rimanere chiusi in un circolo vizioso — una vecchia trappola ben nota nel paddock.

Una struttura da ricucire per rimanere al vertice

Nel suo comunicato, la Red Bull insiste su una migliore integrazione tra i reparti e sulla volontà di accelerare lo sviluppo delle soluzioni tecniche. In parole povere: riportare fluidità nella macchina, laddove le successive partenze hanno potuto creare alcune crepe evidenti.

La scuderia menziona anche le sue ambizioni a lungo termine e la volontà di continuare ad attrarre i migliori profili del paddock. Una dichiarazione quasi scontata… ma che, nel contesto attuale, suona più come una necessità che come un semplice elemento di retorica.

Resta da vedere se questa riorganizzazione sarà sufficiente a mantenere la Red Bull al vertice della gerarchia. Perché in Formula 1, gli organigrammi ben definiti non bastano: ci vuole anche che la vettura sia all'altezza. E questo, come sempre, è l'arbitro finale…