In ogni gara di Formula 1, ogni pilota deve effettuare almeno una sosta ai box, che in genere aggiunge circa 20 secondi al suo tempo, anche se la durata esatta varia a seconda del circuito e della configurazione della corsia dei box.
Dietro il rombo dei motori, nella corsia dei box si svolge un balletto ad alto rischio, dove decisioni prese in una frazione di secondo e limiti di velocità rigorosi determinano l'esito di ogni Gran Premio.
Tutti i circuiti impongono un limite di 80 km/h nella corsia dei box, ma i direttori di gara possono ridurlo a 60 km/h quando la configurazione della pista lo richiede, in particolare a Monaco, Melbourne e Singapore, dove passaggi stretti o tratti di box insolitamente corti renderebbero pericolose velocità più elevate.
Quando un pilota decide di fermarsi ai box, la manovra si svolge in tre fasi distinte. Innanzitutto, l'auto deve frenare con sufficiente forza per raggiungere il limite di 80 km/h (o 60 km/h) prima della linea che segna l'ingresso alla corsia dei box. Radar e una rete di sensori collegati al GPS monitorano la velocità in questo punto e lungo tutta la corsia. Il superamento del limite comporta una penalità: una multa se il pilota è già fuori gara, o una penalità di tempo se l'infrazione viene commessa durante un Gran Premio. Per rispettare il limite, ogni squadra dota la propria vettura di un pulsante di limitazione della velocità situato sul volante. Finché il pulsante rimane premuto, il sistema di gestione del motore limita la velocità, impedendo così qualsiasi superamento accidentale. Una volta che l'auto raggiunge il box, il pilota deve rallentare fino all'arresto completo, per consentire al team di cambiare le quattro gomme. La maggior parte dei team segnala al pilota di ripartire con una luce verde sopra l'abitacolo; alcuni utilizzano ancora un pannello azionato manualmente. La partenza deve avvenire senza che nessun'altra vettura si avvicini, pena una penalità di cinque secondi per “partenza pericolosa”.
Dopo il segnale verde, il pilota riattiva il limitatore e accelera nella corsia dei box fino alla linea di uscita, dove la restrizione viene revocata. Deve quindi inserirsi nella linea di gara senza mettere in pericolo le auto già in pista.
La durata di una sosta ai box è tutt'altro che uniforme. Nel 2023, a Monza, i piloti hanno perso in media 25 secondi, il che è significativo su un circuito dove un giro dura solo 1 minuto e 21 secondi. Sul circuito più stretto e lento di Zandvoort, la perdita media è stata di 23,8 secondi su un giro di 1 minuto e 10 secondi, il che rende la penalità proporzionalmente più importante. Melbourne, con il suo limite di 60 km/h e la sua breve corsia dei box, ha registrato la sosta media più veloce, con 19,2 secondi per un giro di 1:16, mentre la corsia dei box angusta di Monaco è costata ancora circa 27 secondi ai piloti, nonostante lo stesso limite di velocità, a causa dei frequenti ingorghi.
Un'analisi dei dati della stagione 2023 rivela il confronto tra il tempo trascorso nella corsia dei box e i giri in pole position durante tutto il calendario: – Sakhir: 27,1 s (30,21% della pole) – Jeddah: 22,17 s (25,12%)
– Melbourne: 19,15 s (24,96%) – Baku: 21,76 s (21,72%) – Miami: 23,92 s (27,54%)
– Monaco: 27,02 s (37,86%) – Barcellona: 23,13 s (32,00%) – Montreal: 24,46 s (28,49%)
– Spielberg: 21,70 s (33,70%) – Silverstone: 29,60 s (34,13%) – Hungaroring: 22,57 s (29,46%) – Spa-Francorchamps: 23,65 s (22,28%) – Zandvoort: 23,79 s (33,71%) – Monza: 24,98 s (31,11%)
Queste percentuali dimostrano quanto la sosta ai box possa far perdere quasi un terzo del tempo sul giro di un pilota, trasformando una sosta di routine in una scommessa strategica. I record estremi sottolineano la precisione richiesta. Il team Red Bull ha stabilito il record mondiale di pit stop in Brasile nel 2019, cambiando le gomme di Max Verstappen in un tempo record di 1,82 secondi. Al contrario, Valtteri Bottas ha subito il pit stop più lungo del Gran Premio di Monaco 2021, quando un dado della ruota ribelle ha costretto la sua Mercedes a rimanere ai box per quasi due giorni di gara. In definitiva, la corsia dei box è più di una semplice area di servizio: è un'arena regolamentata in cui convergono limiti di velocità, tecnologia e lavoro di squadra, e dove ogni frazione di secondo può fare la differenza tra la vittoria e la sconfitta.
In questa stagione, i pit stop più veloci sono stati effettuati durante i Gran Premi di Australia e Austria, dove i team hanno impiegato in media solo 18 secondi. Al contrario, il Bahrein e Monaco hanno registrato i pit stop più lunghi, con circa 25 secondi. La corsia dei box funge anche da luogo di penalità. Un “drive-through” obbliga un pilota ad attraversare la corsia dei box alla velocità massima consentita senza fermarsi, facendogli perdere tempo prezioso. Fino al 2010, ai team era consentito rifornire le loro auto di carburante durante la gara, una pratica che si è rivelata pericolosa. Si sono verificati diversi incidenti, in particolare quando il padre di Jos Verstappen ha visto la vettura del figlio prendere fuoco durante una sosta ai box per il rifornimento durante il Gran Premio di Germania del 1994. Con la partecipazione di Raphaël Biancotto.