Jaguar, Ligier e Benetton rivivono durante il Gran Premio storico di Francia

Jaguar, Ligier e Benetton rivivono durante il Gran Premio storico di Francia
Crediti: FanF1

Dalle fabbriche al circuito Paul Ricard, dove si è svolto il Gran Premio di Francia 2022, esploriamo la rinascita delle classiche monoposto di F1.

La vera storia del Gran Premio storico di Francia 2022 non è stata il rombo dei motori V8 e V10, ma gli sforzi incessanti di un gruppo di appassionati determinati a riportare in vita le auto di Formula 1 cadute nell'oblio. Dal 17 al 19 giugno, sotto un cielo rovente a 35 °C sul circuito Paul Ricard, più di un centinaio di auto hanno rombato sulla pista, ma dietro ogni motore ruggente si nascondeva una storia di restauro, negoziazioni e dedizione assoluta.

Organizzato da HVM Racing, questo weekend ha coinciso con il Gran Premio di Francia moderno e ha trasformato il circuito in un museo vivente. Sei categorie hanno invaso il paddock: le auto d'epoca Grand Turismo, le Formula 2 britanniche dei primi anni '80 e, ancora più spettacolare, la categoria Boss GP che ha riunito le monoposto della fine degli anni '90 e dei primi anni 2000. Le Jaguar, Ligier, Benetton e Toro Rosso allineate sulla griglia di partenza sfoggiavano tutte livree d'epoca. La Benetton B197, ad esempio, ha mantenuto la sua iconica livrea blu, bianca e gialla, ma era equipaggiata con un motore Judd V10 al posto del motore Renault originale, una scelta audace, quasi sacrilega, che sottolineava il mix di autenticità e pragmatismo dell'evento.

Due scuderie francesi, LRS Formula e AGS, si sono affermate come custodi di questo patrimonio. LRS Formula, con sede a Magny-Cours, ha spedito una Jaguar R2 del 2001 dall'ex stabilimento Red Bull di Milton Keynes. Dopo due decenni trascorsi in un garage, l'auto dai colori verdi è stata riportata in vita con il suo V10 e il cambio originale ancora in buone condizioni, anche se il prezzo esatto di acquisto rimane un mistero. Dall'altra parte della strada, a Le Luc, AGS ha esposto sedici macchine storiche, da una Gordini Type 11 del 1946 a una Lotus T127 del 2010. Tra i pezzi forti, si potevano ammirare la MP4/9 del 1994 di Mika Häkkinen, recuperata direttamente dalla fabbrica McLaren di Woking, e una Tyrrell 010 del 1980 che è passata di mano per 100.000-120.000 sterline dopo essere stata acquistata direttamente dal team.

Anche la passione personale dei piloti ha caratterizzato il weekend. Il francese Didier Sirgue, che guidava la Jaguar R2, ha raccontato come ha acquistato la Jordan J191 con cui Michael Schumacher ha debuttato nel 2011, l'ha spogliata del suo scarico e del suo motore originale, e poi l'ha meticolosamente riattrezzata con un motore Ford HB V8 con specifiche di fabbrica. La sua Jaguar ha richiesto una revisione completa: “Il 50% dei componenti originali è stato sostituito: ammortizzatori, cerchioni, piantone dello sterzo”, ha spiegato, sottolineando che le lampade UV sono indispensabili per rilevare l'usura nascosta. Sirgue ha aggiunto che, mentre i componenti meccanici sono spesso facili da trovare, le parti della carrozzeria come gli spoiler anteriori o i triangoli delle sospensioni sono molto più difficili da reperire, trasformando il restauro in una caccia al tesoro che dura mesi.

Soheil Ayari, ex pilota collaudatore della Williams e specialista di gare di endurance, ha seguito un percorso simile con la sua Ligier JS21, un'auto che era rimasta inutilizzata dal 1983 al 2015. Un team di quattro persone ha rimesso a nuovo il telaio in occasione del Gran Premio storico di Francia, ma il lavoro era lungi dall'essere completato. “Il motore romba, ma abbiamo ancora molto da fare”, ha dichiarato Ayari, sottolineando la natura continua della conservazione.

Anche dopo che le auto hanno lasciato il paddock, i test privati sono continuati. La Jaguar ha funzionato alla perfezione a Magny-Cours, mentre la Lotus T127 ha completato un breve percorso di 30 chilometri a Le Luc, con il suo spoiler anteriore originale intatto. AGS ha persino utilizzato un simulatore per perfezionare le sue impostazioni in vista di futuri incontri storici.

L'affidabilità è rimasta tuttavia incostante. Cinque minuti prima della gara di qualificazione della Jaguar, il motore si è rifiutato di avviarsi. Un rapido “scollegamento e ricollegamento” da parte del meccanico ha riportato in vita la macchina, ricordando che anche i tecnici più esperti a volte devono ricorrere a qualche tentativo ed errore.

Alla fine, il Gran Premio storico di Francia 2022 è stato meno una vetrina nostalgica che una testimonianza dell'impegno instancabile di restauratori, collezionisti e piloti che si rifiutano di lasciare che queste icone dell'ingegneria cadano nell'oblio. Il loro lavoro garantisce che il rombo dei V8 e dei V10 continuerà a risuonare sul circuito Paul Ricard per le generazioni a venire. Il rombo dei motori V vintage a Paul Ricard ha ricordato a tutti che le gare storiche sono tanto una prova di resistenza quanto un viaggio nel passato. La Jaguar di Didier Sirgue, ad esempio, è arrivata sulla griglia di partenza già alle prese con i fantasmi del proprio passato: un problema ai freni dell'ultimo minuto e un equilibrio anteriore-posteriore deliberatamente invertito per generare una maggiore deportanza aerodinamica. Il risultato era un'auto che aderiva all'asfalto con un'impressionante aderenza meccanica e non mostrava alcun segno di sottosterzo. Sirgue, sempre pragmatico, ha riso dicendo che la macchina era “migliore di me” e ha deliberatamente alleggerito la frenata nella chicane nord, insistendo sul fatto che il suo unico obiettivo era “non giocare con il triangolo della ruota”.

Il weekend ha dimostrato che l'auto aveva ancora molto mordente. “Si guida come un joystick”, ha ammesso Sirgue, aggiungendo che anche se non aveva spinto al massimo a Signes, la Jaguar rimaneva “la migliore della sua categoria” e, soprattutto, una fonte di puro divertimento. Tuttavia, il motore ha rapidamente mostrato i suoi limiti, perdendo un cilindro durante la gara di apertura del Gran Premio storico di Francia. I fan attenti presenti sul circuito hanno potuto sentire il cambiamento. Sirgue è riuscito a finire ottavo sabato, ma l'usura del suo unico set di pneumatici Pirelli ultra-morbidi e la persistente perdita di potenza lo hanno fatto scendere al 18° posto e ritirarsi a cinque giri dall'arrivo domenica.

Dall'altra parte della griglia, l'ex stella dell'endurance Soheil Ayari ha dovuto combattere la sua battaglia al volante di una Ligier JS21. Dopo essersi qualificato al sesto posto con un tempo di 2:10.500, il 52enne è risalito al secondo posto prima che un guasto meccanico lo costringesse al ritiro al terzo giro della prima gara. La domenica non è stata più clemente: un altro problema ai freni lo ha costretto al ritiro già al primo giro della seconda gara. “Se acceleri troppo, slitti”, ha spiegato Ayari, sottolineando l'assenza del servosterzo e la necessità di effettuare un cambio di marcia con la punta del piede ad ogni cambio di velocità. Lo sforzo fisico è evidente: segue ancora un programma di allenamento con i pesi e cardio che ricorda quello dei suoi vent'anni per stare al passo con le esigenze della vettura. Il Gran Premio storico di Francia dovrebbe tornare al Paul Ricard nel 2023, promettendo una gamma più ricca di vetture. Quest'anno, il weekend ha visto solo tre vere auto di F1, affiancate da una ventina di Dallara GP2 per completare la griglia. Tuttavia, lo spettacolo di vedere le leggende della fine degli anni '90 e dei primi anni 2000 tornare in pista ha entusiasmato il pubblico, in particolare durante le visite alla griglia di partenza sabato e domenica che hanno preceduto le due gare Boss GP.

Per gli appassionati di azione vintage, il calendario prevede tappe a Brno (11 settembre), Mugello (16 ottobre) e una finale a Misano (6 novembre). Sebbene la F1 storica non accompagnerà il Gran Premio di Francia moderno dal 22 al 24 luglio 2022, gli spettatori potranno comunque godersi un ricco programma di supporto che include la Formula 2, la WSeries e la Porsche Supercup.