Il Gran Premio d’Australia suscita polemiche

Il Gran Premio d’Australia suscita polemiche
Crediti: FanF1

Dal 1985, ad eccezione delle stagioni 2006 e 2010, l'Australia ha ospitato sia la finale che l'apertura del calendario di F1. Dopo aver debuttato ad Adelaide alla fine della stagione, la gara si è spostata sul circuito urbano di Melbourne nel 1996 per il primo turno, e un contratto firmato lo scorso settembre la prolunga fino al 2023, anche se i cospicui sussidi del governo del Victoria hanno reso l'evento più costoso che redditizio, suscitando le critiche dei contribuenti.

Il Gran Premio d'Australia è organizzato dall'Australian Grand Prix Corporation (AGPC), lo stesso ente che organizza l'evento MotoGP, e dipende dai finanziamenti del ministro del Turismo dello Stato di Victoria. Da quando la gara si è trasferita a Melbourne, sono i contribuenti a sostenerne i costi. La prima edizione è costata 14,77 milioni di euro, secondo un documento pubblicato da un gruppo di difesa di Albert Park, mentre le edizioni successive sono rimaste al di sotto dei 10 milioni di euro. Solo nel 2001 il prezzo ha superato la soglia dei 10 milioni di euro, raggiungendo i 22 milioni di euro nel 2005 e più del doppio, ovvero 46 milioni di euro, per la gara del 2015. I rapporti annuali dell'AGPC forniscono una panoramica delle spese recenti: tra il 2010 e il 2015, i dati relativi al Gran Premio d'Australia sono riportati nella tabella sottostante.

Dal 1996, i governi dello Stato di Victoria hanno versato oltre 800 milioni di euro per mantenere in vita il Gran Premio. Un'osservazione ancora più preoccupante viene dall'Herald Sun, che riferisce che gli alti funzionari versano alla FOM un importo equivalente alle entrate del Gran Premio, il che significa che l'evento è in deficit. Nel 2015, i ricavi non hanno nemmeno coperto le richieste della FOM. Non sorprende che i contribuenti dello Stato di Victoria siano sconcertati da queste cifre, e i commenti del primo ministro Daniel Andrews non sembrano placare le critiche. In un video su Facebook, Andrews afferma che la gara genera un ritorno economico di 28 milioni di euro, secondo un recente studio, e offre una visibilità internazionale inestimabile. Descrive il contratto con la F1 come “un buon rapporto qualità-prezzo”.

Un esame più approfondito dei dati rivela una realtà diversa. Una verifica condotta da Ernst & Young sul Gran Premio d'Australia 2011 ha rivelato che su quasi 110.000 partecipanti unici, solo 9.000 erano visitatori stranieri, contro i 25.000 residenti a Melbourne. L'evento ha generato un impatto economico di circa 30 milioni di euro per la città e la regione, con una spesa media per turista inferiore a 1.000 euro. In breve, il Gran Premio di F1 d'Australia non è redditizio e non genera sufficienti vantaggi economici per giustificarne il costo.

E la gara di MotoGP a Phillip Island? Sebbene le somme in gioco siano meno ingenti, la quota di Victoria nel 2014 era del 57%, molto vicina alla quota del 60% della F1. Se si confrontano i due eventi nel 2014, il costo per spettatore era di 88 euro per la MotoGP (su una base di 77.900 partecipanti durante il fine settimana) contro i 131 euro della F1 (su una base di 314.900 partecipanti). Anche i ricavi per spettatore erano diversi: un fan della MotoGP ha fruttato 66 €, mentre un fan della F1 ha fruttato 84 €. Questo divario riflette sia la ridotta capienza della MotoGP sia il prezzo dei biglietti: circa 200 € per un posto in tribuna di tre giorni sulla linea di partenza/arrivo per la MotoGP, contro i 215 € per un posto comparabile di quattro giorni in F1. In sintesi, gli eventi sportivi su due e quattro ruote sono costosi per la regione, che cerca, contro la volontà dei contribuenti, di preservare l'unica piattaforma pubblicitaria mondiale di cui dispone. Questo problema non riguarda solo l'Australia, ma la F1 rimane uno spettacolo costoso per un paese che utilizza l'enorme copertura mediatica per promuovere il turismo, raccogliendo però solo modesti benefici economici. La domanda ora è: per quanto tempo questo modello potrà sopravvivere senza causare ulteriori danni collaterali? Contenuto redatto da Mickael Guilmeau e pubblicato da www.FranceF1.fr.