Per celebrare il lancio della nuova Lancia Ypsilon, che segna il ritorno del marchio, FanF1 vi invita a rivisitare la storia di questa iconica scuderia di Formula 1. Anche se la Lancia ha partecipato al campionato mondiale solo per due stagioni, il suo spirito audace e i suoi progressi tecnici hanno lasciato un segno indelebile.
Quando la Lancia D50 fece il suo ingresso trionfale sul circuito di Barcellona nel 1954, non era solo una nuova arrivata tra le tante, ma incarnava l'ossessione di un uomo per la velocità e l'innovazione. Gianni Lancia, determinato a trasformare l'eredità automobilistica della sua famiglia in una potenza della Formula 1, chiamò a raccolta l'esperto ingegnere Vittorio Jano per creare un'auto che avrebbe riscritto le regole del gioco. Il risultato fu una macchina che rivoluzionò le idee convenzionali: un motore V8 montato davanti al pilota e inclinato di 12° rispetto all'asse centrale, un'iniziativa audace volta ad abbassare il baricentro dell'auto e a spostare la trasmissione a sinistra dell'abitacolo. Ai lati dell'abitacolo, enormi pontoni laterali ospitavano i sistemi di alimentazione, lubrificazione e raffreddamento, concentrando la massa e conferendo alla D50 un equilibrio senza precedenti.
Il debutto della D50 al Gran Premio di Pedralbes in Spagna fu molto promettente. Alberto Ascari, fresco di due titoli mondiali, conquistò la pole position, mentre il suo compagno di squadra Luigi Villoresi si qualificò al quinto posto. Durante la gara, la Lancia ha condotto per diversi giri prima che entrambe le vetture fossero vittime di problemi meccanici: la frizione di Ascari e i freni di Villoresi hanno ceduto, sottolineando il divario tra velocità pura e affidabilità.
Senza scoraggiarsi, Lancia perfezionò l'auto per il 1955, allungando il passo, aumentando la capacità del serbatoio e rivisitando la lubrificazione e i freni. Questi miglioramenti diedero i loro frutti nelle gare fuori campionato, dove Ascari ottenne vittorie al Gran Premio del Valentino di Torino e al Gran Premio di Napoli, aggiungendo alcuni trofei al palmares ancora modesto della D50. Fu a Monaco, nel maggio 1955, che la D50 fece la sua apparizione più spettacolare. Quattro Lancia, guidate da Ascari, Villoresi, Eugenio Castellotti e Louis Chiron, 55 anni, presero il via. Gli italiani si qualificarono tra i primi sette e la gara iniziò con le Lancia a dettare il ritmo. Una macchia d'olio proveniente dalla Mercedes in difficoltà di Stirling Moss costrinse Ascari a uscire di pista; la sua vettura fece un testacoda nel porto, causandogli una frattura al naso e contusioni. Il trio rimanente riuscì comunque a salire sul podio, con il secondo posto di Castellotti che segnò l'unico podio della Lancia in Formula 1. Questo trionfo fu oscurato pochi giorni dopo da una tragedia. Durante i test con una Ferrari a Monza, Ascari perse il controllo e morì, privando la Lancia del suo carismatico leader e l'automobilismo del suo primo pluricampione del mondo. Gianni Lancia ritirò la squadra per il resto della stagione, ma inviò una sola D50 in Belgio per Castellotti, che conquistò la pole position prima di ritirarsi a causa di un guasto al cambio. Quella fu l'ultima apparizione della Lancia nel campionato. Nel giro di appena un anno, la D50 dimostrò quanto un'ingegneria visionaria potesse produrre risultati brillanti, ma anche quanto il successo fosse fragile quando poggiava sulle spalle di un unico pilota insostituibile. L'eredità di questa vettura perdura, a testimonianza dell'ambizione, dell'ingegnosità e del costo agrodolce della ricerca della grandezza.
Quando l'unico telaio da Gran Premio di una casa automobilistica italiana in difficoltà è riapparso sotto la bandiera di un rivale, ciò ha contribuito a plasmare un campionato che ancora oggi risuona nella storia della F1. La profonda crisi finanziaria della Lancia costrinse l'azienda a vendere la sua divisione corse, prima alla Fiat e poi alla Ferrari, nell'ambito di un accordo che comprendeva diverse vetture D50, pezzi di ricambio e persino i camion per il trasporto del team. L'ingegnere Vittorio Jano e il pilota Eugenio Castellotti seguirono il trasferimento, entrando a far parte della scuderia del “Cavallino Rampante” insieme alle macchine appena acquistate. Gli ingegneri della Ferrari mantennero intatta la monoscocca della D50 per ragioni aerodinamiche, limitandosi a spostare i serbatoi del carburante e dell'olio. Il risultato fu un ibrido che assomigliava a una Lancia ma correva come una Ferrari. Questo mix diede immediatamente i suoi frutti: nel Gran Premio di apertura della stagione in Argentina, tre delle D50 “Ferrari-Lancia” si schierarono in prima fila. Juan Manuel Fangio, ingaggiato dopo l'addio alla Mercedes, conquistò la pole position davanti a Castellotti e Luigi Musso. Musso tagliò per primo il traguardo, ma solo dopo aver ceduto la sua vettura a Fangio quando la macchina dell'argentino subì un guasto alla pompa della benzina, regalando così alla D50 la sua prima vittoria.
Il successo della D50 non si fermò qui. Nel corso del 1956 conquistò altre quattro vittorie, di cui due con Fangio al volante, proiettando il pilota argentino verso il suo quarto titolo mondiale. Sebbene la vettura fece alcune sporadiche apparizioni nel 1957, non riuscì mai a ritrovare il dominio dell'anno precedente.
La breve incursione della Lancia in Formula 1, che contò solo quattro gare, lasciò un bilancio sorprendentemente solido: due pole position, un giro più veloce, un podio e una vittoria, il tutto ottenuto con un solo telaio. Questi numeri non hanno nulla da invidiare ai record delle scuderie più antiche. Oggi, mentre Stellantis ipotizza una possibile rinascita della Lancia, ci si chiede se il leggendario marchio tornerà a correre per la bandiera a scacchi, questa volta alle sue condizioni.