Nella quinta puntata della nostra serie, ci concentriamo su un team che vanta una longevità impressionante, considerando le risorse a sua disposizione. Peter ha fondato la Sauber nel 1993 dopo un periodo (alla fine glorioso) nelle gare di endurance.
Dai circuiti endurance alla griglia di partenza della F1
Peter Sauber ha mosso i primi passi negli anni '70 come talentuoso ingegnere svizzero, facendosi un nome prima nelle gare endurance e poi nella Formula 1. Nel 1977 ha iscritto la C5 nell'ambito delle famose regole del Gruppo C, un periodo spesso considerato l'epoca d'oro delle corse automobilistiche. La partnership con BMW si è rivelata difficile: in cinque partecipazioni, il team ha registrato quattro ritiri e ha ottenuto solo un nono posto nel 1983, il suo ultimo anno con il marchio tedesco. A partire dal 1984, le C8 furono equipaggiate con il V8 Mercedes, ma i risultati furono altrettanto deludenti e il team non riuscì a portare a termine la leggendaria gara di Le Mans, tranne negli anni in cui non vi partecipò (1985 e 1988). La svolta arrivò finalmente nel 1989, quando le C9 dominarono Le Mans, conquistando una doppietta e regalando alla Sauber la vittoria che le era sfuggita. L'ultima partecipazione della scuderia svizzera a Le Mans risale al 1991, con un giovane Michael Schumacher al volante, che però non ha mai visto la bandiera a scacchi. I titoli mondiali di auto sportive nel 1989 e nel 1990 hanno chiuso il capitolo della saga endurance di Sauber e aperto la strada al suo passaggio in Formula 1.
Mercedes sostiene Sauber in F1, poi si ritira
Quando il team di Hinwil è entrato nella categoria regina, ha perpetuato la tradizione della denominazione: le C11 hanno lasciato il posto alle C12 nel 1993, sempre equipaggiate con un motore Mercedes, ma ora con il marchio Sauber. La prima stagione fu onorevole: JJ Lettho (Finlandia) e Karl Wendlinger (Austria) ottennero entrambi un quarto posto, aiutando Sauber a finire settima nella classifica costruttori con dodici punti. Una prestazione simile seguì nel 1994, con l'aggiunta dell'esperto Heinz-Harald Frentzen.
Dopo quella stagione, Mercedes si è rivolta alla McLaren, segnando l'inizio di una partnership che avrebbe dominato lo sport per anni. Sauber ha chiuso un'era e ha intrapreso un lungo e tortuoso viaggio.
1995-2005: Red Bull, Petronas, Ferrari – un decennio di cambiamenti
Dopo due stagioni completamente nere, le vetture Sauber subirono un restyling visivo. Red Bull, già azionista della F1, vestì la C14 del 1995 con i propri colori, mentre la compagnia petrolifera malese Petronas aggiunse poi il proprio tocco personale a quella che è diventata una palette di colori iconica.
La stagione 1995 è stata caratterizzata da progressi: dopo aver conquistato alcuni punti, Heinz-Harald Frentzen ha ottenuto il primo podio della Sauber in F1 con un terzo posto a Monza, spinto da un motore Ford – l'unico anno in cui Ford ha fornito il team. Il 1996 fu un anno più altalenante, ma Johnny Herbert conquistò un podio nel caotico Gran Premio di Monaco. Quella stagione segnò anche l'inizio di una partnership a lungo termine con la Ferrari, ribattezzata Petronas, che sarebbe durata fino al 2005. Non ci furono vittorie in questo periodo, ma i terzi posti di Herbert (Ungheria 1997) e Jean Alesi (Spagna 1998) rimasero i migliori risultati della squadra. Nel 2001 si verificò una rinascita quando Nick Heidfeld conquistò un podio in Brasile e il giovane Kimi Räikkönen iniziò a farsi notare. La Sauber ha concluso al quarto posto nel campionato costruttori, il suo miglior piazzamento con il proprio nome. L'ultimo podio Sauber-Red Bull-Petronas è stato conquistato da Frentzen a Indianapolis nel 2003 e, tre anni dopo, il team è entrato nel suo periodo più fruttuoso.
2006-2009: il ritorno della BMW
La precedente incursione della BMW con la Williams (2000-2005) non aveva dato grandi risultati, ma un nuovo capitolo si aprì quando la casa automobilistica tedesca prese il controllo della Sauber, nominando Mario Theissen a capo del programma e mantenendo il nome Sauber. Il 2006 vedeva sei costruttori in pista – Ferrari, McLaren-Mercedes, Renault, Toyota, Honda e BMW – il che rendeva questa partnership molto promettente. La prima stagione è stata un periodo di apprendistato. Jacques Villeneuve ha lasciato la squadra dopo il Gran Premio di Germania, mentre Nick Heidfeld ha ottenuto risultati solidi. L'arrivo del rookie polacco Robert Kubica si è rivelato decisivo. Nel 2007, il team ha conquistato un solo podio (Heidfeld, terzo in Ungheria) prima che l'incidente di Kubica in Canada aprisse le porte a Sebastian Vettel, che ha segnato il suo primo punto a Indianapolis. Il 2008 è stato l'anno di punta: Kubica ha conquistato la pole position in Bahrain e ha vinto il Gran Premio del Canada, regalando alla Sauber la sua prima vittoria e portandosi brevemente in testa al campionato piloti. Il team ha anche concluso al terzo posto nella classifica costruttori, il suo miglior risultato fino ad oggi. Le pressioni finanziarie legate ai cambiamenti normativi del 2009 hanno costretto la BMW a ritirarsi, lasciando la Sauber ancora una volta a cavarsela da sola, anche se il nome BMW è rimasto fino al 2010.
2010-2017: ritorno all'indipendenza, fortune modeste
Il ritorno all'indipendenza della Sauber ha portato solo a pochi momenti salienti nel 2010 e nel 2011. La situazione è cambiata nel 2012, quando il pilota messicano Sergio Pérez ha impressionato al volante di una Sauber sorprendentemente competitiva, conquistando tre podi e sfiorando la vittoria in Malesia dopo un duello serrato con Fernando Alonso.
Quando il famoso trifoglio verde è ricomparso sulla griglia di partenza della Formula 1, è stato più di un semplice cenno nostalgico al passato della Sauber: ha segnato l'ultimo capitolo di una saga di alleanze tra costruttori che hanno più volte rimodellato il destino della scuderia svizzera.
L'apice della squadra è stato raggiunto nel 2012, una stagione in cui ha accumulato 126 punti, un risultato che ha eclissato il totale combinato dei quattro anni successivi (2014-2017) di quasi il 30%. Quell'anno ha conquistato un podio in Canada (terzo posto) e ha sfiorato la vittoria a Monza (secondo posto), due risultati ottenuti mentre le Ferrari dominavano la classifica. Anche l'eroe locale Kamui Kobayashi ha conquistato il suo unico podio, finendo terzo in Giappone. Ma nonostante questo successo, lo slancio si è esaurito e la Sauber si è rapidamente trovata impantanata in una crisi finanziaria che richiedeva un salvatore.
È stato allora che è entrata in scena Alfa Romeo. Dal 2018 al 2023, il marchio italiano ha assunto il ruolo di sponsor principale e operatore, riportando in vita il marchio del trifoglio senza assumersi l'intero costo di un programma di fabbrica. Questa partnership ha dato vita alla C37, il 37° telaio della scuderia, e ha offerto al giovane Charles Leclerc una piattaforma che gli ha permesso di ottenere il massimo delle prestazioni da una vettura che, sotto tutti gli aspetti, era modesta. Marcus Ericsson è uscito indenne da un incidente spettacolare durante le prove a Monza, mentre il veterano Kimi Räikkönen, in coppia con Antonio Giovinazzi, ha mantenuto la competitività della squadra nonostante il ritorno dei motori Ferrari, che, sebbene affidabili, non hanno portato a podi. Räikkönen si è avvicinato al podio nel 2019 in Brasile, dove ha concluso al quarto posto. La partenza di Räikkönen nel 2020, seguita dal suo ritiro dopo la finale di Abu Dhabi, ha lasciato un vuoto che è stato parzialmente colmato da Valtteri Bottas e dal rookie Guanyu Zhou. Il miglior risultato di Bottas con i colori dell'Alfa Romeo è stato un quinto posto a Imola, e la presenza di Zhou ha portato una nuova prospettiva, ma la stagione 2023 è stata designata come l'ultimo anno per il marchio italiano prima che venisse issata un'altra bandiera aziendale.
Questa bandiera ora appartiene ad Audi. Da tempo famosa per il suo dominio nelle gare di endurance, in particolare a Le Mans, dove ha affrontato costruttori come Peugeot, Porsche e Toyota, Audi ha flirtato con l'ingresso nell'Hypercar LMDh in questa stagione, prima di rivolgersi alla Formula 1. Sebbene il marchio non abbia mai partecipato alla F1 con il suo nome attuale, il suo predecessore Auto Union ha ottenuto otto vittorie negli anni '30 con le iconiche Type A-D. Questo nuovo ingresso promette di riscrivere ancora una volta la storia della Sauber, combinando l'eredità del telaio resistente del team con la tecnologia all'avanguardia di Audi.
Mentre il paddock si prepara alla prossima era, la domanda rimane: l'ambizione dei quattro anelli Audi consentirà alla Sauber di ritrovare il suo antico splendore o aggiungerà solo una nuova pagina a una storia segnata dalle vicissitudini delle partnership con i costruttori? Solo la prossima stagione potrà darci una risposta.