L'ex pilota italiano di Formula 1 Andrea de Cesaris, che ha corso per McLaren, Tyrrell e Brabham negli anni '80 e '90, è morto oggi all'età di 55 anni in seguito a un incidente in moto.
Un tragico incidente motociclistico nei pressi di Roma è costato la vita ad Andrea de Cesaris, un nome che ancora oggi risuona nei libri di storia della Formula 1. L'italiano, che ha debuttato nel Gran Premio nel 1980 dopo un passaggio in Formula 2, ha concluso la sua carriera con 208 partenze, un record per il maggior numero di gare disputate senza mai conoscere la vittoria nella categoria regina di questo sport.
Il talento precoce di De Cesaris era già evidente quando conquistò la pole position a Long Beach nel 1982 e ottenne cinque podi, il più notevole dei quali fu quello del 1983, quando finì ottavo in classifica generale, con podi a Hockenheim e Kyalami. Quella stagione segnò il culmine di una carriera iniziata con due brevi gare per l'Alfa Romeo, seguite dal trasferimento alla McLaren nel 1981, dove conquistò un solo punto a Imola.
Negli anni successivi è diventato una sorta di compagno di viaggio, passando per diverse scuderie – Ligier, Minardi, Brabham, Rial e Dallara – e regalando alla Dallara il suo primo podio come costruttore, oltre a consentire alla Brabham di finire tra i primi tre per l'ultima volta. Nel 1991 è entrato a far parte della neonata scuderia Jordan e ha conquistato i suoi primi punti dell'era moderna con un quarto posto in Canada, proprio davanti al suo compagno di squadra Bertrand Gachot. Poche gare dopo, a Spa, il debuttante Michael Schumacher fa il suo esordio al suo fianco e De Cesaris lotta con Ayrton Senna per la vittoria, prima che un guasto al motore gli impedisca di conquistare un potenziale secondo posto a due giri dal traguardo.
Ha poi trascorso due stagioni alla Tyrrell (1992-1993) prima di tornare alla Jordan nel 1994, in sostituzione di Eddie Irvine, sospeso. Ha poi fatto una breve parentesi alla Sauber, dove ha sostituito Karl Wendlinger, infortunato, e ha fatto la sua ultima apparizione al Gran Premio d'Europa, la 208ª e ultima partenza di una carriera caratterizzata tanto dalla perseveranza e dall'affidabilità quanto dalla ricerca sfuggente della vittoria.