Il quarto capitolo della serie mette in luce un luogo conosciuto con diversi nomi, il più famoso dei quali è Minardi. Sebbene ora faccia parte della Red Bull, lo stabilimento di Faenza conserva ancora il suo ricco patrimonio.
1985-2005: Minardi, l'eterno outsider Dopo diversi anni trascorsi in F2 e F3000, Minardi fa finalmente il suo ingresso in F1 nel 1985. La sua livrea nera e gialla è immediatamente riconoscibile, ma l'accattivante design italiano non basta a migliorare i suoi risultati. Ottenere punti è un lusso raro; finire tra i primi sei è considerato un trionfo. La piccola scuderia ha comunque vissuto alcuni momenti memorabili: è sfuggita alle temibili sessioni di prequalificazione e ha conquistato il suo primo punto a Detroit nel 1988, un risultato notevole per una squadra così modesta. Pierluigi Martini è diventato il volto del breve periodo d'oro della Minardi, rimanendo fedele alla scuderia per quasi tutta la sua carriera. Ha ottenuto la migliore prestazione della squadra nelle qualifiche, con un posto in prima fila in Portogallo nel 1989, un risultato che non è mai stato ripetuto. Martini rimane anche l'unico pilota Minardi ad aver condotto un Gran Premio, a Phoenix nel 1990. Il miglior risultato della squadra in gara è stato ottenuto tre anni dopo a Kyalami, dove Christian Fittipaldi ha conquistato il quarto posto. Nonostante alcuni punti occasionali, la squadra di Giancarlo Minardi non è mai riuscita a uscire dalla parte bassa della classifica. Luca Badoer, un solido pilota collaudatore della Ferrari, ha quasi eguagliato il miglior risultato della squadra nel caotico Gran Premio del 1999 al Nürburgring, dove occupava il quarto posto prima che un guasto al motore lo costringesse al ritiro, lasciando il suo compagno di squadra Marc Gené al sesto posto.
L'inizio degli anni 2000 è stato caratterizzato da alcuni altri momenti salienti. Dopo l'acquisizione della squadra da parte di Paul Stoddart, la Minardi è diventata il trampolino di lancio di Fernando Alonso, che ha debuttato con la straordinaria PS01 nel 2001. Mark Webber ha fatto un debutto impressionante nel 2002, finendo quinto davanti al suo pubblico a Melbourne. Nel 2003, Jos Verstappen ha sfiorato la pole position a Magny-Cours grazie a un venerdì piovoso; un sabato piovoso avrebbe potuto regalare alla Minardi un posto in prima fila. Gli ultimi punti della scuderia italiana sono stati conquistati nel 2005, quando Christijan Albers ha chiuso al quinto posto nella controversa gara di Indianapolis. Nessuna vittoria, nessuna pole position e nessun podio sono stati conquistati, ma una coraggiosa carriera trentennale in F1 è finalmente giunta al termine. 2006-2019: da Paul Stoddart alla Red Bull, un grande cambiamento
Quando Dietrich Mateschitz entrò in F1 con la Red Bull nel 2005, decise rapidamente di guidare una seconda squadra l'anno successivo. Fu così che la Toro Rosso nacque dalle ceneri della Minardi – “Red Bull” tradotto in italiano.
La STR01, guidata da Scott Speed e Vitantonio Liuzzi, è stata l'ultima vettura di F1 ad essere equipaggiata con un motore V10, contro i V8 da 2,4 litri. La sua potenza modesta garantiva una competizione equa, ma i risultati erano scarsi: un solo punto nel 2006, conquistato da Liuzzi a Indianapolis.
Il 2007 si rivelò altrettanto difficile, fino a quando il Gran Premio di Cina offrì una sorpresa con una doppietta a punti: Sebastian Vettel finì quarto e Liuzzi sesto, segnando i primi risultati simultanei della Toro Rosso nella top six. L'ascesa della squadra accelerò nel 2008. Vettel ha fatto squadra con Sébastien Bourdais, che ha ottenuto solo quattro punti (due settimi posti), mentre il suo compagno di squadra tedesco brillava. La svolta di Vettel è avvenuta durante il Gran Premio d'Italia, dove ha ottenuto la vittoria, un successo junior un anno prima della squadra senior Red Bull. Una doppietta era a portata di mano se Bourdais non avesse perso potenza in quarta posizione. Quella stagione rimane la migliore della Toro Rosso, che ha concluso al sesto posto nel campionato costruttori e ha visto Vettel lottare per il titolo contro Massa e Hamilton. Negli anni successivi, la sede di Faenza ha formato future stelle come Daniel Ricciardo, Carlos Sainz Jr, Max Verstappen e Pierre Gasly. Il team ha mantenuto il nome Toro Rosso fino al 2019, quando Daniil Kvyat e Pierre Gasly hanno conquistato entrambi un podio (in Germania e in Brasile) prima che un cambio di nome lasciasse intravedere un futuro più roseo. Dal 2020 ad oggi: grazie, Pierre Gasly!
Red Bull padroneggia perfettamente l'arte di raccontare la storia del proprio marchio, anche se a volte questo confonde i confini tra i suoi prodotti. Nel 2020, il team junior è stato ribattezzato Alpha Tauri, dal nome della linea di abbigliamento dell'azienda, anche se molti fan rimangono affezionati all'identità Toro Rosso. La stagione 2020, ritardata dalla pandemia, è iniziata a luglio.
Pierre Gasly, sempre solido ma a volte sfortunato, ha finalmente vissuto il suo momento di gloria durante il caotico Gran Premio di Monza, ponendo fine a 24 anni di magra per i piloti francesi in F1 e scatenando un'ondata di festeggiamenti in tutto il Paese. Dopo essere stato retrocesso dalla scuderia madre a metà del 2019, il podio di Gasly a Baku nel 2021 non ha ancora convinto la Red Bull, che continua a privilegiare Sergio Pérez.
Né Daniil Kvyat né Yuki Tsunoda hanno eguagliato le prestazioni di Gasly, e il francese rimane il pilota più performante della squadra. All'alba della stagione 2022, il futuro resta ancora da scrivere.