Alla scoperta dei reparti di produzione della Formula 1 – Silverstone, parte seconda

Alla scoperta dei reparti di produzione della Formula 1 – Silverstone, parte seconda
Crediti: FanF1

Nel secondo episodio della serie dedicata alla storia delle scuderie di F1, visitiamo Silverstone e la sede dell'Aston Martin F1, ex base della Jordan, della Midland, della Spyker, della simpatica scuderia Force India e poi della Racing Point.

A soli 30 km dalle curve sacre di Silverstone si trova un gruppo di officine automobilistiche che sono diventate il cuore pulsante della “Silicon Valley” della Formula 1. Da Milton Keynes a Brackley e Enstone, la regione ha visto nascere una serie di scuderie che, nonostante i budget modesti, hanno catturato l'immaginazione degli appassionati di tutto il mondo.

Jordan Grand Prix – l'outsider irlandese (1991-2005) Eddie Jordan, forte dei suoi trionfi in Formula 3 e F3000, dove ha vinto il titolo 1989 con Jean Alesi, è passato alla categoria regina nel 1991. La prima vettura, la Jordan 191 dai colori verdi, conquistò alcuni punti e permise persino al giovane Michael Schumacher di debuttare in Gran Premio a Spa-Francorchamps, dove un promettente settimo posto in qualifica fu interrotto da un ritiro.

Il team si è rapidamente costruito una reputazione di prestazioni impressionanti. Nel 1995, un doppio podio in Canada ha portato la Jordan dietro alla Ferrari di Jean Alesi, in un simbolico cenno alle sue origini. Giancarlo Fisichella ha mantenuto lo slancio, sfiorando la vittoria a Hockenheim nel 1997 prima che una foratura gli rubasse la vittoria.

La gloria sotto la pioggia è arrivata a Spa nel 1998, quando Damon Hill e Ralf Schumacher hanno conquistato la prima vittoria della Jordan e una doppietta. Due anni dopo, Heinz-Harald Frentzen ha portato la squadra ai margini del campionato, vincendo le gare sul bagnato a Magny-Cours e Monza. Seguì una pole position al Nürburgring, ma un guasto meccanico pose fine alle sue speranze di titolo. La perdita del sostegno della Honda e una sola vittoria in Brasile (2003) segnarono l'inizio di un declino che culminò con l'acquisizione della scuderia da parte di un consorzio russo nel 2005. Midland, poi Spyker (2006-2007) Il nome Jordan scomparve, sostituito da Midland. La nuova scuderia di Silverstone non riuscì a invertire la tendenza; i piloti Thiago Monteiro e Christijan Albers non riuscirono a portare la vettura fuori dalla metà della classifica. Nel 2006 Spyker, il costruttore olandese di auto sportive, ha acquistato la scuderia e ha condotto una campagna di una sola stagione con motori Toyota. Il momento clou è stato l'unico punto segnato da Adrian Sutil a Fuji nel 2007, dopo la squalifica di Vitantonio Liuzzi. Un tocco di audacia è arrivato al Nürburgring quando Markus Winkelhock ha effettuato un pit stop per cambiare le gomme da bagnato già nel giro di formazione, prendendo brevemente la testa della gara mentre pioveva a dirotto. Una bandiera rossa ha posto fine alla suspense, ma quel momento rimane un ricordo cult di una squadra che non ha mai conosciuto un successo duraturo. Force India: un decennio al di sopra delle proprie possibilità (2008-2018) Il consorzio indiano di Vijay Mallya ha rilanciato la base di Silverstone con il nome di Force India nel 2008. La nuova livrea ha debuttato con l'ottima prestazione di Adrian Sutil a Monaco, dove ha tenuto testa alla Ferrari di Kimi Räikkönen fino a una collisione nel finale. L'unica pole position della squadra è stata ottenuta nel 2009, quando Giancarlo Fisichella è salito in testa alla griglia di partenza in Belgio, e Sergio Pérez ha aggiunto diversi podi nel corso degli anni, dimostrando che un'ingegneria intelligente poteva competere con avversari più ricchi.

La cattiva gestione finanziaria di Mallya e le tensioni interne, in particolare tra Pérez ed Esteban Ocon, hanno portato il team al fallimento. Lawrence Stroll è intervenuto per salvare l'azienda e ribattezzarla Racing Point.

Racing Point: da privato a quasi ufficiale (2018-oggi) Il marchio Racing Point è apparso per la prima volta durante il Gran Premio del Belgio 2018. Stroll ha mantenuto la filosofia fondamentale della Force India, ma ha sostituito Ocon con suo figlio Lance, suscitando polemiche sulla rapida ascesa del giovane canadese. Il miglior risultato della squadra quell'anno è stato un podio sfiorato da Lance a Hockenheim. Il 2020 ha visto l'arrivo della controversa RP20, una vettura che assomigliava in modo sorprendente alla dominante Mercedes W10. Soprannominata la “Mercedes rosa”, ha dimostrato che la scuderia di Silverstone era ancora in grado di produrre vetture competitive, anche se non destinate a vincere il campionato.

Attraverso Jordan, Midland, Spyker, Force India e ora Racing Point, le modeste fabbriche che circondano Silverstone hanno più volte sfidato le aspettative, trasformando risorse limitate in momenti che risuonano ancora nel paddock. Quando Aston Martin ha annunciato il suo ritorno in Formula 1, l'entusiasmo non riguardava solo un nuovo marchio sulla griglia di partenza, ma segnalava una revisione strategica che avrebbe ridefinito l'identità del team. Dietro l'immagine brillante del marchio si nasconde una campagna 2020 sorprendentemente solida: quattro podi, una pole position ottenuta da Lance Stroll in Turchia e la brillante vittoria di Sergio Pérez a Sakhir, che ha ricordato a tutti che la squadra può ancora lottare per la vittoria.

L'estate 2020 ha segnato una vera e propria svolta. Per la prima volta dalla sua creazione, la scuderia con sede a Silverstone ha ottenuto il diritto di diventare una squadra supportata dal costruttore per la stagione 2021. Questa promozione, resa possibile grazie all'investimento di Lawrence Stroll, ha trasformato un progetto inizialmente concepito per la 24 Ore di Le Mans in una vera e propria squadra di Formula 1. Il passaggio da squadra privata a squadra ufficiale ha già iniziato a dare i suoi frutti, aprendo la strada a quella che molti considerano una nuova era di competitività. Il resto, come si suol dire, appartiene alla storia.