Aggressivo o troppo aggressivo, questo è il dilemma

Aggressivo o troppo aggressivo, questo è il dilemma
Crediti: FanF1

Le prime quattro prove del Gran Premio sono state molto emozionanti, con manovre impressionanti, ma sono stati i tentativi falliti a causa di un'eccessiva aggressività ad aver davvero catturato l'attenzione degli spettatori.

La guida aggressiva viene spesso descritta come la ricerca incessante di sorpassi, la volontà di spingere un'auto al limite assoluto o la tattica rischiosa di spingere un rivale contro il muro a una velocità vertiginosa. Nelle ultime stagioni, tuttavia, questa immagine si è trasformata in qualcosa di più estremo, spingendo i critici a definire una nuova ondata di talenti come “piloti PlayStation”.

Gli incidenti più recenti coinvolgono Max Verstappen e Kevin Magnussen, entrambi finiti sui giornali all'inizio della stagione. Magnussen si è costruito una reputazione lo scorso anno con una serie di manovre al limite della legalità, mentre Verstappen ha già suscitato diverse polemiche. La sua collisione con Sebastian Vettel in Cina ha rivelato una mancanza di pazienza e una propensione a correre rischi inutili, e la sua difesa troppo aggressiva del compagno di squadra Daniel Ricciardo nel Gran Premio precedente ha suscitato critiche simili. Questi incidenti si aggiungono ad altri momenti che confondono il confine tra genio e imprudenza. Il sorpasso audace di Daniel Ricciardo su Valtteri Bottas in Cina è stato spettacolare, ma ha anche evidenziato quanto velocemente una manovra ben eseguita possa trasformarsi in aggressività quando il pilota in difesa stringe troppo, lasciando che la struttura in fibra di carbonio della vettura si fletta sotto la pressione e gli ingegneri cerchino risposte. La storia dimostra che una tale aggressività può costare cara all'inizio di una carriera. L'ingresso troppo aggressivo di Lewis Hamilton nella corsia dei box in Cina nel 2007, ad esempio, gli è costato il campionato, una lezione che, con il tempo, aiuta i piloti a temperare i propri istinti e a liberarli al momento giusto. Tuttavia, il pericolo dell'eccesso rimane sempre presente.

Il rilancio di Sebastian Vettel a Baku ne è un altro esempio. Dopo un lungo periodo di safety car, le sue gomme fredde si sono bloccate, facendogli perdere tre posizioni e rendendolo vulnerabile al sorpasso di Sergio Perez nel giro successivo. L'inizio di questa gara ha anche messo in evidenza uno slancio di ottimismo che può ritorcersi contro: Kimi Raikkonen ed Esteban Ocon hanno entrambi cercato di cogliere l'occasione, ma il ritorno di Ocon davanti al pilota della Ferrari lo ha mandato contro il muro e ha costretto Raikkonen a rientrare ai box. Entrambi i piloti sono responsabili: Raikkonen per il suo disperato tentativo di recupero, Ocon per aver bloccato la porta e intrappolato il suo avversario.

L'aggressività non è però intrinsecamente negativa. Il feroce duello tra Hamilton e Nico Rosberg in Bahrain alcuni anni fa ha spinto entrambi i piloti al limite, e l'abitudine di Ricciardo di infilarsi negli spazi più piccoli rimane una caratteristica del suo talento. La carica di Verstappen sulla linea di partenza del Gran Premio del Messico dello scorso anno, che alla fine gli è valsa la vittoria, dimostra quanto un'aggressività calcolata possa essere redditizia.

Il confine sottile tra l'aggressività necessaria per eccellere e l'eccesso che porta a errori o ritiri viene superato grazie all'esperienza e a un'onesta autovalutazione. Troppo spesso i team proteggono i propri piloti dalle critiche oggettive, preferendo puntare il dito contro i rivali piuttosto che riconoscere i propri errori. Resta da vedere se l'attuale generazione seguirà la strada tracciata da Romain Grosjean che, dopo una serie di errori costosi nel 2012, ha approfittato di una sospensione dopo la partenza caotica del Gran Premio del Belgio per ritrovare la concentrazione e realizzare la sua migliore stagione nel 2013. Le critiche costruttive devono raggiungere sia i piloti che i loro team se vogliono sfruttare questa energia grezza e trasformare un'aggressività mal controllata in prestazioni costanti e di alto livello.