Il Gran Premio di Francia è stato ufficialmente ritirato dal calendario 2023. Anche altre gare sono a rischio, rendendo sempre più rari gli eventi classici.
Il calendario è stato ridisegnato dal denaro, non dalla tradizione. Nelle ultime settimane, le ripercussioni di questa realtà si sono fatte sentire in modo particolarmente acuto quando le ultime auto di Formula 1 hanno rombato sul circuito storico di Castellet, segnando così la fine del Gran Premio di Francia, almeno per il momento. La tappa francese, un tempo imprescindibile per questo sport, è scomparsa dopo un breve ritorno nel 2022, per la seconda volta dalla sua prima scomparsa nel 2008.
Quello che inizialmente era solo una battuta d'arresto isolata per i fan francesi, ora preannuncia una tendenza più generale. Siti emblematici come Spa-Francorchamps in Belgio e lo scintillante circuito urbano di Monaco sono ora considerati “minacciati”, nonostante il loro status di eventi di punta che attirano regolarmente le folle più numerose e il pubblico televisivo più vasto.
La ragione alla base di tutto ciò è una svolta strategica verso nuovi mercati che hanno pochi legami storici con questo sport. Le recenti aggiunte come Djeddah, Miami e il prossimo Gran Premio di Las Vegas illustrano chiaramente l'intenzione di portare la Formula 1 in regioni in cui la base di fan è ancora in fase di sviluppo, piuttosto che coltivare i circuiti consolidati che hanno definito il campionato per decenni.
I detrattori sostengono che i decisori politici stiano trascurando il legame emotivo che unisce i fan alle culle storiche di questo sport. Immaginate una stagione senza le colline nebbiose di Spa, le curve strette del porto di Monaco, i rettilinei fulminei di Monza o le folle brasiliane appassionate di Interlagos: uno scenario che sembra sempre più plausibile.
La tensione tra espansione commerciale e conservazione del patrimonio è oggi a un punto di svolta. Se l'attrattiva di nuovi siti promette nuove fonti di reddito, lo sport rischia di alienarsi il pubblico che lo mantiene in vita da oltre settant'anni. La domanda rimane: la Formula 1 troverà un equilibrio che onori i suoi circuiti pionieristici, o il calendario diventerà una vetrina di novità a scapito della sua anima?